Il
fitofago chiave del pomodoro in pieno campo è l’afide Macrosiphum
euphorbiae, agente di danno diretto ed anche agente di trasmissione di virosi,
quali CMV. L'attività dell'afide, proprio nella nostra regione, risulta
favorita dal fatto che la coltura del pomodoro segue quella della patata primaticcia,
altra pianta ospite di M. euphorbiae. Nella prima fase del lavoro, per la valutazione
fitosanitaria, sono stati scelti 2 ecotipi di pomodorino dell’Agro Nocerino-Sarnese
(AN5, AN7) da una collezione di 13 ecotipi locali, in base alla produttività ed
alla omogeneità di pezzatura. La resistenza nei confronti dell’afide è stata
valutata attraverso la misurazione della capacità innata di accrescimento
(indice rm). I 2 genotipi sono risultati entrambi resistenti all’attacco
di M. euphorbiae, con un indice rm molto basso per AN7 e, addirittura, negativo
per AN5. Un’importante azione di contenimento nei confronti di M. euphorbiae
viene svolta da entomofagi (difesa indiretta), tra cui il più efficace è il
parassitoide Aphidius ervi. Dati preliminari mostrano alti livelli di attrattività,
costitutiva oppure indotta, misurata mediante biosaggi in galleria del vento.
L’azione di controllo degli entomofagi spesso appare inefficace a causa
del ritardo con cui si presentano rispetto all’insorgere delle infestazioni,
mentre un’elevata capacità delle piante di attrarre i nemici naturali
dei fitofagi consente una presenza in campo costante degli ausiliari. Il pomodoro
subisce, inoltre, l’attacco di fitopatogeni, sia terricoli, come i funghi
Fusarium oxysporum, Pyrenochaeta lycopersici e Verticillium dahliae, sia epigei
come il batterio Pseudomonas syringae. Sono in corso saggi sulla resistenza diretta
nei confronti di questi patogeni. I risultati della ricerca saranno disponibili
per gli operatori del settore agricolo (servizi di supporto, consulenza ed assistenza
in agricoltura), oltre che pubblicati su riviste scientifiche.